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07
Apr

Shanda's River

Assistere all’uscita, in home video, di un film indipendente a piccolo budget realizzato in Italia e destinato principalmente, purtroppo, al mercato estero è evento assai raro.

Sinceramente ho perso il conto delle piccole produzioni che ho dovuto visionare, magari in edizioni tedesche con traccia inglese prive, naturalmente, di sottotitoli, che non hanno trovato posto nelle innumerevoli uscite di un mercato spesso troppo orientato verso un mediocre prodotto straniero e mal disposto a valorizzare le coraggiose produzioni nazionali che vanno fuori dagli schemi della commedia, più o meno raffinata, o del film di impegno sociale.

Ritengo quindi doveroso iniziare queste righe ringraziando il coraggio e la lungimiranza della Cinemuseum che ha trovato la forza di proporre sul nostro mercato un bel film tra l’horror e il thriller, un film di genere, nel senso più alto del termine, quello che riporta ai nomi di Maestri come Argento, Fulci, Lenzi, Massaccesi, Martino (e l’elenco potrebbe andare avanti ad libitum) come Shanda’s River.

Un film dai costi ridotti, girato fondamentalmente su due location che prende spunto da un espediente narrativo che, se ci limitassimo a leggere una qualsiasi sinossi, potrebbe suonare banale (un ciclo temporale che si ripete all’infinito) e già usato ed abusato da cinema e TV con risultati non sempre brillanti (penso al pessimo episodio basato proprio su un loop temporale del pur riuscitissimo ed interessante Discovery, ultima incarnazione della saga fantascientifica di Star Trek).

Eppure è proprio la scelta di una ripetizione, seppure mai scontata, degli eventi che ha permesso di girare, nel tempo record di 9 giorni, una piccola perla che brilla accecante nel firmamento del cinema italiano e che, giustamente, ha ricevuto decine di riconoscimenti nei principali festival di tutto il mondo.

La principale forza del film sta, a mio modestissimo parere, nel grande lavoro di forza e armonia di tutto il gruppo.

A partire dalla regia di Marco Rosson, sempre sicura e precisa, capace di cogliere, attraverso inquadrature semplici ed efficaci, il fascino oscuro delle location e l’essenza recitativa degli interpreti, per proseguire con l’ottima storia di Nicola Pizzi, che parte, mi ripeto, da un tema abusato sviluppandolo con genio e rigore, per passare al serrato montaggio di Giorgio Galbiati, alla splendida fotografia di Luciano Baresi, alle musiche, davvero evocative, di Mauro Crivelli senza dimenticare gli ottimi effetti speciali e di makeup, magnificamente “old school”, di Eleonorita Acquaviva.

Discorso a parte meritano gli interpreti.

La storia si dipana principalmente intorno alla figure di Emma, resa in maniera incisiva da Margherita Remotti, attrice, mi si permetta di dirlo, di indubbio fascino e grande bravura, che traccia il viaggio allucinante di una razionale antropologa in cerca, sul campo, di informazioni per un suo scritto accademico sulle antiche leggende di morte e stregoneria che avvolgono i luoghi del fiume Shanda e che si trova a vivere un folle incubo senza fine che la porta a scoprire che… (questo dovrete scoprirlo voi vedendo il film).

Ottimo e brillante Diego Runko, nei panni di Daniel, un giornalista investigativo un po’ guascone che si rivelerà un punto cardine della storia. Di impatto anche la recitazione di Claudia Marasca nel ruolo di Giulia, l’enigmatica organizzatrice di viaggi che accompagna Emma e Daniel verso il fiume Shanda. Come non segnalare poi Marcella Braga nel breve ma intenso ruolo della giovane contadina che da il nome alla pellicola che riemerge dal passato tra paurosi flashback e fiumi di sangue.

Del film, del quale volutamente non vi sto raccontando molto perché non voglio in nessun modo togliervi il piacere della sua doverosa visione, vorrei segnalarvi due momenti davvero fulciani da non perdere, la scena in cui Shanda si strappa gli occhi dalla orbite e li porge a favore di camera e l’impiccagione di Emma nell’estremo e vano tentativo di sfuggire dall’incessante ripetersi degli eventi.

Del finale, teso, serrato e particolarmente riuscito vi segnalo solo l’immancabile scena post titoli di coda che ci fa bene sperare per un bel seguito.

Una nota personale. Il film è girato in inglese e successivamente doppiato, dagli stessi attori, in italiano. Se non avete problemi con i sottotitoli, visionatelo in lingua originale.

In conclusione non posso che raccomandarvi la visione del film tramite l’acquisto presso l’ottimo shop online della Cinemuseum dove avrete l’imbarazzo della scelta tra le classiche edizioni in DVD e Blu Ray fino alla lussuosa limited da collezione.

E, mi raccomando, se mai doveste capitare a Voghera, è d’obbligo l’alloggio all’hotel Zenit, stanza 32.

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