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19
Jan

PARLAMI DEL TUO FILM, USUL

Dune di Denis Villeneuve è uno splendido film che, nella migliore delle ipotesi, naviga molto vicino alla soglia del non necessario.

Se non vi state, e non mi state, maledicendo per aver iniziato la lettura, permettetemi di  chiarire, molto brevemente, il concetto che vorrei  tentare di esprimere.

Partiamo dalle doverose precisazioni che conoscete già. Questa pellicola non è che la prima parte del racconto e sarà seguita dalla seconda che andrà a completare la storia che Lynch fu costretto, o invitato, a ridurre in un unico film andando a comprimere e semplificare molti passaggi del mastodontico primo volume di Herbert che Villeneuve ha deciso di esplicitare in maniera più completa e fedele.

E’ mia modesta opinione, che tale rimane, che queste due ore e trenta di prima parte, sia pure svolte in maniera pregevole, tra omaggi non banali alla prima pellicola ed evidenti punti di divergenza, non aggiungano nulla a quello che Lynch, gioco forza, andò a snellire.

Tutto scorre molto placidamente, come le acque di Caladan o la sabbia di Arrakis, senza intaccare o lasciare nulla. Tutto è funzionale ma, allo stesso tempo, ai limiti del superfluo. A volte il non detto, il percorso lasciato all’immaginazione, il sottratto racconta molto di più dell’esplicitato.

Il film di Lynch era incompleto e imperfetto mentre l’opera di Villeneuve sarà completa, formalmente ineccepibile e magari più fedele al racconto (ho letto Dune almeno trenta anni fa e la memoria di certo non mi assiste nel dirlo)? Forse, ma siamo di fronte, sempre a mio modestissimo parere, al confronto tra una visione e un compito, sia pure svolto in maniera impeccabile. E la visione, già di per se, ti spinge a riflettere molto di più.

Tornando al concreto vorrei spendere due parole su un tratto che è spesso critica feroce della prima pellicola.

Si rimarcano sempre un cast e una recitazione oltre le righe, per qualcuno addirittura risibili, del film di Lynch. Il casting di Villeneuve, da questo punto di vista, è il mix perfetto, tra giovani attori adorati dai loro coetanei, e non solo, artisti più adatti a un ring, o che sul ring potevano rimanere, e un paio di mostri sacri per le parti a latere.

Eppure, permettetemi ancora una volta, non ho visto un Max Von Sydow o un Patrick Stewart, e non li cito a caso, che mi abbiano saputo emozionare. E non sono nemmeno sicuro che Kyle MacLachlan e Sean Young sfigurino così tanto rispetto ai loro nuovi corrispettivi (e scusate se sto dicendo un’eresia, vista la loro popolarità).

E non voglio dimenticare che, essendo anche i vermi sono parte integrante del cast, trovo che le creature ideate da Rambaldi siano ancora oggi una spanna sopra agli esseri pluri-cigliati che fanno capolino nella nuova opera.

Sicuramente un giudizio più completo e, magari, diametralmente opposto, lo si potrà dare solo all’uscita della seconda parte. Spero solo che Villeneuve ponga grande attenzione alla storia, presumibilmente molto incentrata sui Fremen e su tutto il coté pseudo orientaleggiante. Il rischio di trasformare il racconto della guerra santa in una sorta di manifesto della Jihad è sempre dietro l’angolo.

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